La crisi economica e i suoi effetti, passati e soprattutto futuri, sulla raccolta fondi ha attraversato come tema dominante tutta la 29 esima edizione dell’IFC, dalla plenaria di apertura a quella di chiusura, dalle masterclass ai workshop.

Il timore dell’impatto negativo della recessione sul settore e la conseguente incertezza su ciò che ci si potrà aspettare dal 2010, sono sentimenti palpabili tra molti fundraiser. L’IFC ci ha lasciato diversi messaggi e risposte in proposito.

Spunti interessanti , ad esempio, sono stati offerti da Margaret Bennett, director di THINK Consulting. Margaret è stata responsabile dell’area individual donors in WWF-UK durante la recessione degli anni 90 ed è intervenuta condividendo la sua esperienza sulla tematica in 2 sessioni: nella masterclass “Surviving and thriving in an unpredictable market” e nel workshop “Fundraising strategies for an unpredictable market”.

Potete ascoltare qui sotto una sintesi del suo pensiero nella video intervista rilasciata a UK Fundraising subito dopo la sua masterclass.

(tratto da http://www.fundraising.co.uk)

In sintesi secondo Margaret in periodi di crisi le organizzazioni Non-profit dovrebbero:

1.   Investire più nelle attività di fidelizzazione dei propri donatori che in quelle di acquisizione:  “Invest in your core business: while new donors are important, the emphasis must be on retaining existing supporters”.

2.   Proteggere il proprio fundraising team dai tagli. Proprio in momenti di crisi bisogna contare su risorse preparate in grado di cogliere nuove opportunità e di reagire prontamente : “too many charities are tempted to cut fundraising staff when times are bad…you need to invest in fundraising and be ready to respond to new opportunities, and take advantage of the recovery when it comes. Go against the trend – recruit more fundraisers“.

Sul primo punto, Margaret offre le seguenti argomentazioni:

1.   Nei periodi di crisi, i donatori più coinvolti e vicini alla non-profit, ad esempio i donatori regolari, non smetteranno di donare anzi, potranno addirittura donare di più. Questi donatori infatti sono consapevoli che proprio nei momenti di crisi il loro aiuto è più che mai vitale.

2.   Le organizzazioni devono perciò concentrasi sugli attuali donatori e focalizzare i propri sforzi e investimenti sul proprio “core business”, sulle attività di raccolta fondi più profittevoli, quelle che garantiscono entrate certe e costanti nel tempo.

3.   L’effetto è un leggero contenimento delle attività di acquisizione a favore delle attività di fidelizzazione che devono essere sostenute e rafforzate.

In conclusione possiamo trarre dall’insegnamento di Margart che, in periodi di crisi “retention is the real acquisition”.

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