Sms sì o sms no? Questo è uno degli interrogativi più dibattuti durante il MediaPost’s Email Insider Summit che si è tenuto questa settimana negli Stati Uniti.
Insomma, sono o no i messaggi col telefonino la via di comunicazione migliore per raggiungere i propri clienti?

L’sms, indubbiamente, è un mezzo dalle enormi potenzialità vista la massiccia diffusione dei cellulari nel mondo. Tuttavia il telefonino nella stragrande maggioranza dei casi riguarda un uso privato e chi fa marketing rischia di essere accusato di essere troppo invadente se usa gli sms per comunicazioni commerciali.
Per Chip House, vice presidente dei marketing services di ExactTarget, l’uso dell’sms da parte delle aziende deve essere funzionale alla creazione di una mailing list e non per poter inviare dei messaggi promozionali.
House cita come esempio di approccio quello delle rockstar, che ai loro concerti chiedono gli indirizzi e-mail ai loro fans per poterli in futuro aggiornare via posta elettronica sulle prossime date dei loro concerti o su nuovi cd in uscita.

Jay Stevens, vice presidente del marketing internazionale online di MySpace, è più drastico. Secondo lui gli americani si sono annoiati di ricevere messaggi di testo, sia via sms che via e-mail. Ritiene che ci sia ancora spazio però per inviare comunicazioni per i mercati esteri, in particolare in Asia, dove gli sms vanno più forte delle e-mail.

Qualcun altro ha posto l’accento sulla forma di comunicazione: un messaggio pubblicitario in senso stretto risulta sgradito se inviato sul telefonino, “rischia di bruciare subito la clientela”, si è detto. E allora, se proprio bisogna usare l’sms, bisogna farlo coi toni giusti, come se si volesse dare un suggerimento, un’idea.
Brad Nash di Hotel.com taglia corto: “Con un sms ci si inserisce troppo nella sfera privata, ognuno può offuscare il proprio marchio in maniera drastica e definitiva con la clientela”.
E allora? Il dibattito si è aperto ma non si è chiuso. L’unica cosa su cui tutti si sono trovati d’accordo è che si sente la necessità di trovare un mezzo per adattare le proprie comunicazioni “ai giovani, e a quei giovani che invecchiano”.

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