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Aol e le email sospette
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Il colosso Aol, uno dei server di posta elettronica più importanti negli Stati Uniti, avrebbe fatto il furbo.
Ne è convinto un signore della California che ha promosso una class action contro la società, accusata di aver introdotto dei messaggi pubblicitari nelle e-mail inviate dai suoi utenti, ignari del fatto che le loro comunicazioni via posta elettronica fossero “portatrici” di advertising.
Nel dettaglio, secondo la denuncia, non si tratterebbe di semplici banner o di altro tipo di pubblicità palese, ma di particolari tag che, senza il consenso degli utenti, sarebbero stati inseriti accanto al mittente nel momento in cui viene cliccato il tasto di invio della mail, senza che il mittente stesso se ne accorga.
Queste etichette pubblicitarie sarebbero cominciate ad apparire nel giugno del 2006.
“Aol ha agito unilateralmente, e senza chiedere o ottenere qualsiasi permesso ai suoi iscritti, con un comportamento in conflitto con le aspettative ragionevoli dei suoi sottoscrittori di posta elettronica. Sono oltre 100 milioni le e-mail che contengono pubblicità occulta”, scrive l’utente californiano nella sua denuncia.
Aol è accusata di frode e arricchimento senza causa, di aver gestito illegalmente ai sensi del diritto della California le pratiche commerciali e di violazione del patto implicito di buona fede e di trattamento equo.
La class action chiede un’ingiunzione preliminare di blocco degli annunci da parte di Aol oltre a un risarcimento compensativo e punitivo ancora da quantificare, oltre al pagamento di spese legali e giudiziarie.
La linea difensiva è ancora in via di definizione, l’unica dichiarazione degli avvocati di Aol è che sono stati inseriti per errore dei messaggi in circa due milioni di e-mail. Ancora poco, troppo poco per controbattere alla accuse.
