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Che Internet sia sempre più veloce e diffuso, è cosa nota da tempo. Che i governi lavorino per il suo sviluppo rapido, è cosa più rara. Ma l’eccezione conferma la regola. E la dimostrazione l’abbiamo avuta qualche giorno fa. Quando, con un discorso secco ma efficace, è stata annunciata da Bruxelles l’avvio di una consulta per il Web 3.0.
Sarà questo il futuro di Internet. Almeno secondo Viviane Reding, la super commissaria Ue per l’Informazione. “Web 3.0 significa potersi dedicare ad attività commerciali, sociali e ricreative in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, senza soluzioni di continuità, grazie a reti veloci, affidabili e sicure” ha detto la Reding.
Gli studi della Ue hanno evidenziato infatti che entro il 2015 il digitale vedrà decuplicata la sua scala e di conseguenza le possibilità di interagire e comunicare, sia da parte di privati che da parte delle aziende. Un ruolo fondamentale in questa corsa verso il 3.0 lo gioca, come è ovvio, la banda larga.
”Dobbiamo far si’ che il Web 3.0 sia fatto e utilizzato in Europa” ha ribadito la Reding, lanciando di fatto una sfida alle imprese che su questo terreno stanno giocando le carte per il loro sviluppo.
L’appello della Reding però ha suscitato molte reazioni fredde, soprattutto da parte di alcuni internettiani della prima ora, che su blog e articoli hanno lamentato la miopia di queste operazioni di “facciata” che non considerano la vera natura del web, “non puro agglomeratore di fili”, ma vibrante creatura fatta di persone. Segnalo in particolare questo articolo, che contiene qualche spunto interessante di critica.
