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Ho letto in questi giorni del clamore suscitato dalla decisione del Garante della privacy di metter fine alle telefonate indesiderate e al telemarketing selvaggio. Adesso, prima di poter contattare i clienti, le aziende dovranno ottenere un esplicito consenso dai cittadini.
Io, come molti, ho tirato un sospiro di sollievo. Le telefonate in orari a dir poco improbabili con l’immancabile signorina che ti propinava la sua “impedibile offerta” sono ormai un ricordo.
Lo scenario che si apre è per molti versi magmatico. E non solo dal punto di vista strettamente legato al lavoro (secondo Assocontact, l’associazione del settore, rischiano il posto 30 mila persone), ma anche riguardo alle future strategie di marketing delle aziende “orfane” del telemarketing.
Come reagiranno ora? Su quali media punteranno? Secondo alcuni a giovarne saranno altri mezzi, come ad esempio l’email marketing. Tuttavia- come sappiamo- questo settore ha una disciplina di privacy particolarmente stringente e sicuramente la proprietà transitiva non vale in questo senso.
Ancora una volta bisogna osservare attentamente cosa succede e non farsi prendere da facili entusiasmi su possibilità di business illimitate. Soprattutto in momenti come questo in cui la competizione si fa sempre più aspra nel mercato pubblicitario.
